La recente sentenza n. 570/23 della Suprema Corte pone chiarezza su quali siano i requisiti fondanti la responsabilità amministrativa di un ente e su chi gravi il relativo onore della prova.
Il fatto di reato commesso da delle persone fisiche, agenti per conto di un’azienda, dovrà essere funzionale ad uno specifico interesse o vantaggio perseguito in favore dell’ente stesso ex art. 5 D. Lgs. 231/01.
Si tratta di concetti alternativi e concorrenti tra loro.
L’interesse esprime una valutazione teleologica del reato, apprezzabile ex ante, effettuata però al momento della commissione del fatto e secondo un metro di giudizio marcatamente soggettivo. Il vantaggio invece, ha una connotazione essenzialmente oggettiva, valutabile ex post, sulla base degli effetti concretamente derivati dalla realizzazione dell’illecito.
Ma, interesse e vantaggio non sono elementi esclusivi della responsabilità amministrativa da reato, come cassato dalla sentenza n. 570 dell’11 gennaio 2023, è necessaria altresì, la presenza dell’elemento della “colpa di organizzazione dell’ente”, ovvero l’aver omesso la predisposizione di un insieme di accorgimenti preventivi idonei ad evitare la commissione di reati del tipo di quello realizzato.
Tale omissione dovrà essere causalmente connessa al perfezionamento del reato presupposto.
Viene quindi attribuita alla “colpa di organizzazione” dell’ente la stessa funzione che la colpa assume nel reato commesso dalla persona fisica.
Pertanto, è il modus operandi colposo dell’azienda a consentire alla persona fisica di commettere il reato. La condotta tipica non deve essere considerata come semplice conseguenza dell’atteggiamento soggettivo proprio dell’agente, quanto piuttosto, di un preciso assetto organizzativo “negligente” dell’impresa, da intendersi come l’inottemperanza da parte dell’ente dell’obbligo di adottare le cautele, organizzative e gestionali, necessarie a prevenire la commissione dei reati previsti tra quelli idonei a fondare la responsabilità del soggetto collettivo.
Grava in ogni caso sull’accusa, l’onere di dimostrare l’esistenza e l’accertamento dell’illecito penale in capo alla persona fisica inserita nella compagine organizzativa della società, è necessario inoltre che, anche la menzionata “colpa di organizzazione” sia rigorosamente provata e non confusa o sovrapposta con l’elemento psicologico della colpa del dipendente o amministratore dell’ente, responsabile del reato.

Piombino, 06/02/2023

Avv. Annika Cinci