A-Sulla natura dei provvedimenti emanati durante lo Stato di Emergenza.


Il contesto pandemico da COVID-19 ha generato la necessità, di intervenire rapidamente con regole precise per limitare il diffondersi del virus, alla quale, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha risposto decidendo di adottare prevalentemente lo strumento del D.P.C.M.
Si tratta di atti amministrativi limitanti per giuste motivazioni le libertà Costituzionalmente garantite, tra queste, negli ultimi due anni, abbiamo visto la restrizione della libertà di circolazione art. 16 Cost., della libertà di riunione art. 17 Cost., della libertà di professare la propria fede religiosa art. 19 Cost., il diritto/dovere all’istruzione art. 34 Cost., della libertà personale art. 13 Cost., che per il principio della riserva di legge, dovrebbero essere limitati necessariamente con provvedimento di legge o di atto avente forza di legge.
La nostra Costituzione prevede solo in caso di guerra, previa deliberazione delle Camere, la possibilità di conferire poteri straordinari al governo, e comunque sempre e soltanto su delega del Parlamento, mentre l’unica possibilità di limitare alcuni diritti costituzionali per ragioni di sanità o di incolumità pubblica non può che avvenire per legge.
In ragione del particolare valore attribuito al diritto alla salute art. 32 Cost., inteso come diritto individuale, ma anche come interesse dell’intera collettività, lo stesso rappresenta l’unico diritto tra quelli fondamentali, che, poiché strettamente connesso al diritto alla vita, non sconta il bilanciamento con tutti gli altri diritti costituzionali.
Il diritto alla vita, infatti, è l’unico diritto qualificato come indisponibile, dunque, destinato a prevalere sempre sugli altri, poiché precondizione per il godimento di tutti i diritti.
Già in un periodo antecedente l’epidemia da Covid-19, erano state approvate delle leggi per le situazioni di emergenza, come il decreto legislativo n. 1/2018, in base al quale, al verificarsi di un’emergenza nazionale, il Consiglio dei ministri delibera lo stato di emergenza e autorizza il Presidente del Consiglio dei ministri, d’intesa delle Regioni interessate, ad adottare ordinanze in deroga a ogni disposizione vigente, purché sia dichiarato quali sono le disposizioni di legge che s’intende derogare e siano rispettati i principi generali dell’ordinamento e il diritto europeo; oppure la legge n. 833/1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, in base alla quale, in casi di urgenza, il Ministro della Sanità ha il potere di emettere ordinanze in materia di igiene e sanità pubblica.
Nel caso di specie, inoltre, l’adozione dei D.P.C.M. trae la propria legittimazione anche dall’art. 3 del D.L. n. 6/20, convertito nella Legge n. 13/2020, il quale stabilisce come la limitazione dei suddetti diritti può avvenire con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri o con provvedimenti dei Presidenti delle regioni competenti, nel caso in cui riguardino esclusivamente una sola regione o alcune specifiche regioni, ovvero con provvedimenti del Presidente della Conferenza dei presidenti delle regioni, nel caso in cui riguardino il territorio nazionale.
Quindi, stante l’emergenza sanitaria, il D.P.C.M. è risultato l’atto più appropriato al contesto pandemico, poiché non venendo sottoposto ad alcun intervento di verifica come accade per il D.L., è di più veloce adozione.
Inoltre, il D.P.C.M. a differenza del D.L. non deve essere convertito in legge pena la perdita della propria efficacia, ma rimane valido fino al D.P.C.M. successivo che si sostituisca al precedente.
Pertanto, il Presidente del Consiglio ha fatto ampio uso dei D.P.C.M. per introdurre misure sempre più restrittive.
Nel contempo, alcune Regioni hanno adottato, nel quadro della legge n. 833/1978 e ed in conformità all’art. 1 comma 14 del D.L. n. 33/20, oltre che del D.L. 6/20, proprie ordinanze con cui hanno inasprito le misure governative.
Circa la natura del D.P.C.M., occorre precisare come, prevedendo la fine della propria vigenza con il termine dello stato di emergenza, essendo sovrapponibili e, derogatori della legislazione vigente, devono essere considerati al pari delle ordinanze.

B- La fine dello Stato di Emergenza.
Recentemente il Presidente Draghi ha annunciato l’intenzione del Governo di non prorogare ulteriormente lo stato di emergenza, portandolo alla naturale decadenza prevista per il giorno 31 marzo 2022.
Cosa succederà quindi dal 1° aprile?
Stante quanto sopra, sembra chiaro come, al termine dello Stato di Emergenza il Governo non abbia più il potere straordinario di emanare D.P.C.M., così anche il Ministero della Sanità e i Presidenti delle regioni non potranno più emettere ordinanze in merito.
Inoltre, con il venir meno dello Stato di Emergenza cadranno tutte le preclusioni istituzionali e le restrizioni personali, economiche e lavorative ad esso collegate ed elencate nell’Allegato A D.L. 221/21.
In particolare non saranno più applicati i D.P.C.M., le ordinanze precedentemente emanate e, i decreti legge approvati per fronteggiare il contesto pandemico e non trasformati in legge.
Le ordinanze regionali, emesse in forza della competenza attribuitagli come sopra e, riguardati ad esempio protocolli anticontagio o misure da adottare al fine di contenere, gestire l’emergenza epidemiologica, decadranno al pari dei D.P.C.M., dei D.L. non convertiti in Legge.
Infatti, le ordinanze emesse dalle regioni in ragione delle particolari esigenze epidemiologiche, in conformità dei D.P.C.M. e dei D.L. decadranno con quest’ultimi ai quali si riferiscono.


Le regioni acquisiranno nuovamente il potere di emettere provvedimenti legislativi nel rispetto del principio della competenza concorrente Stato-Regioni e in conformità alle leggi dello Stato.
I decreti legge, convertiti in legge, continueranno ad essere applicati in tutte le disposizioni che prevedono una scadenza non ancora spirata e in tutte quelle norme che non limitino la propria applicazione “al perdurare dello Stato di Emergenza”.
In tale contesto, il Governo potrà continuare ad adottare nuovi decreti legge abrogativi o modificativi dei precedenti, con i quali disporre misure di prevenzione del contagio da Covid-19 sempre meno restrittive e vincolanti, fino al graduale raggiungimento della “normalità” pre-pandemia.

Avvocato Annika Cinci