Questo è il tema sul quale la Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata a esprimersi nella recente sentenza n. 9449 del 4 marzo 2023.
Ci si chiede, è responsabile il datore di lavoro dell’infortunio accaduto a un proprio dipendente che, disubbidendo alle indicazioni del titolare è salito su un ponteggio ancora in fase di allestimento, privo dei dispositivi di sicurezza necessari?
In merito, il Tribunale di Nola e, successivamente nel giudizio di secondo grado, anche la Corte di Appello di Napoli avevano condannato il datore di lavoro per lesioni colpose, commesse con violazione delle norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Infatti, dall’istruttoria è emerso come, durante dei lavori di ristrutturazione, un operaio sia salito sul ponteggio ancora privo di parapetti, correnti, cancelletti e tavole fermapiede, cadendo rovinosamente a terra e riportando lesioni superiori a 40 giorni.
La pena ritenuta congrua è stata di un mese e dieci giorni di reclusione.
Avverso la suddetta pronuncia, ritenuta ingiusta, il datore di lavoro ha presentato ricorso in Cassazione con ben quattro motivi di gravame, i quali sono stati tutti rigettati.
In particolare, la suprema Corte ha ribadito come, secondo un orientamento costante in materia di infortuni sul lavoro “l’eventuale condotta colposa del lavoratore infortunato non può assurgere a causa sopravvenuta, da sola sufficiente a produrre l’evento, quando sia comunque riconducibile all’area di rischio propria della lavorazione svolta”.
In tal senso, il datore di lavoro non sarà sollevato da responsabilità ogniqualvolta, la condotta colposa dell’infortunato sia riconducibile all’aerea di rischio dell’attività in corso, bensì non sarà ritenuto responsabile solo quando, il comportamento del lavoratore presenti i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità e dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive di organizzazione ricevute.
La suprema Corte aggiunge inoltre alla sua motivazione, il principio di diritto per il quale “la condotta imprudente o negligente del lavoratore, in presenza di evidenti criticità del sistema di sicurezza approntato dal datore di lavoro, non potrà mai spiegare alcuna efficacia esimente in favore dei soggetti destinatari degli obblighi di sicurezza e garanti dell’incolumità dei lavoratori”.
Ciò in quanto le disposizioni in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, secondo orientamento conforme della giurisprudenza della Corte di legittimità, sono dirette a tutelare il lavoratore anche in ordine ad incidenti che possano derivare da sua colpa, dovendo il datore di lavoro prevedere ed evitare prassi di lavoro non corrette e foriere di eventuali pericoli.
Stante quanto sopra, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9449 del 4 marzo 2023, ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Napoli, condannando il datore di lavoro a un mese e dieci giorni di reclusione per lesioni colpose superiori a giorni 40 subite dal lavoratore.

Piombino, 29/05/2023

Avv. Annika Cinci