Imprese straniere che operano in ItaliaProcedure di qualificazione e sicurezza del lavoro

E’ sempre più frequente l’eventualità che si debba qualificare, come fornitore, un’impresa straniera, che si trovi ad operare sul territorio nazionale in qualità di impresa affidataria o, nella maggior parte dei casi, come appaltatrice o quale subappalto di una ditta italiana.
In questo ambito, quale documentazione è doveroso richiedere e con quali modalità?
La norma di riferimento è il D. Lgs. n. 81/2008, ai ben noti articoli 26, primo comma, lettera a), (Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione), 90, nono comma, lettera a), (Obblighi del committente o del responsabile dei lavori) e All.to XVII (Idoneità tecnico-professionale).
Pertanto, anche in presenza di imprese estere resta fermo l’obbligo, da parte del committente o, laddove nominato, del responsabile dei lavori, di procedere alla cd verifica dell’idoneità tecnico professionale, richiedendo, tra l’altro:

a. Certificato di iscrizione alla camera di commercio industria, artigianato e agricoltura (CCIAA);
b. Documento unico di regolarità contributiva (DURC).

In materia requisiti tecnico professionali la CCIAA è sostituita dal certificato di iscrizione all’Albo o alla Lista Ufficiale dello stato di appartenenza. Nel merito, dettagli circa il “registro delle imprese” dei singoli paesi dell’Unione Europea possono essere consultati attraverso il portale europeo della giustizia elettronica.

Viceversa, in materia previdenziale è necessario distinguere tra il caso di impresa comunitaria ed extracomunitaria:
Impresa con sede in uno stato comunitario che impiegherà i propri dipendenti in Italia: in generale è applicabile la normativa contributivo-previdenziale vigente nel paese di residenza dell’impresa, quando i datori di lavoro comunitari procedano già a versamenti presso un organismo pubblico o di fonte contrattuale nel loro paese di origine. E’ obbligatorio che il lavoratore autonomo o il datore di lavoro per ciascun suo dipendente, presenti preventivamente presso le autorità competenti del proprio paese il formulario comunitario Modello A1 (ex modello E101 europeo), che certifica che il lavoratore, detto distaccato, rimane assicurato ai fini previdenziali nello stato UE di appartenenza nel quale ha sede l’impresa distaccante o in quello di esercizio abituale dell’attività lavorativa autonoma. In questo primo caso, il committente o il responsabile dei lavori, dovrà acquisire l’attestazione di regolarità contributiva equivalente al DURC rilasciata dal competente organo del paese d’origine. Secondo le nuove disposizioni europee contenute nel Regolamento CE 29 aprile 2004 n. 883 e nel Regolamento di applicazione CE 16 settembre 2009 n. 987, in vigore dal 1 maggio 2010, la durata massima del distacco (trasferimento) di un lavoratore all’interno di uno dei 27 Paesi della Comunità Europea è pari a ventiquattro mesi. Qualora in cui non sia stato presentato il formulario A1 o in caso di superamento del periodo di distacco autorizzato, la legge prevede che l’obbligo contributivo-previdenziale della impresa straniera sia completamente assolto in Italia con l’iscrizione all’INPS, INAIL ed eventualmente, per le imprese tenute ad applicare i contratti del settore dell’edilizia, alle competenti casse edili nazionali. In questo secondo caso il committente o il responsabile dei lavori dovrà richiedere il DURC in corso di validità.


Impresa con sede in uno stato extracomunitario che impiegherà i propri dipendenti in distacco (trasferimento) in Italia: si applica solo la normativa contributivo-previdenziale italiana e con essa l’obbligo di iscrizione all’INPS, INAIL ed eventualmente, per le imprese tenute ad applicare i contratti del settore dell’edilizia, alle competenti casse edili nazionali. Il rispetto della regolarità contributiva è verificabile dal committente o responsabile dei lavori con l’acquisizione del DURC in corso di validità.

Peraltro, il DURC non può essere sostituito dall’autocertificazione o dichiarazione sostitutiva ex articolo 46 del DPR n. 445/2000, come precisato nell’Interpello n. 6/2009 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il committente o il responsabile dei lavori si deve comunque accertare del possesso dei requisiti di ordine generale, tecnico-organizzativi ed economico finanziari dell’impresa straniera.
Relativamente alla restante documentazione tecnica specifica prevista dal D. Lgs. n. 81/2008 per le imprese nazionali relativamente all’intervento (POS, Documento di Valutazione dei Rischi, ecc.), ai lavoratori (dichiarazioni ed evidenze sulla formazione generale e specifica per l’uso di attrezzature e dpi , idoneità e sorveglianza sanitaria, ecc.) e alle attrezzature (verifiche su attrezzature e impianti) restano valide le stesse prescrizioni anche per le imprese straniere. La documentazione suddetta deve essere richiesta e acquisita dal committente o dal responsabile dei lavori ed elaborata in lingua italiana o con la traduzione in italiano (gli attestati di formazione devono essere sottoscritti con atto notorio).
Infine si ricorda che, secondo l’art. 3 del D. Lgs n.72/2000, ai lavoratori stranieri in distacco in Italia devono essere garantite le stesse condizioni di lavoro previste per i lavoratori italiani.


Inoltre, è importante considerare che la condizione di conformità di un’azienda all’inizio di un appalto può venire meno nel tempo. Infatti, la maggior parte della documentazione necessaria (a titolo di esempio i verbali di verifica delle attrezzature, l’attestazione di regolarità contributiva, la formazione, ecc.) è soggetta a scadenze ed ha una validità limitata nel tempo. Diviene, quindi, prioritario monitorare le scadenze documentali. Questo aspetto è di rilevante importanza non solo in termini burocratici, ma, soprattutto, in termini di sicurezza concreta in cantiere. E’ infatti importantissimo sapere se le attrezzature in uso devono essere sottoposte a nuove verifiche, se le idoneità sanitarie dei lavoratori sono in scadenza o se è necessario eseguire un particolare Audit con una certa periodicità.

Infine, di particolare rilievo il quarto comma, dell’articolo 3, D. Lgs. n. 72/2000, laddove viene precisato che, i diritti spettanti ai lavoratori dipendenti dal datore di lavoro transnazionale, possono essere esercitati nei confronti dell’imprenditore appaltante durante l’esecuzione dell’appalto e fino ad un anno dopo la data di cessazione del medesimo.


A questo proposito, possono essere di aiuto strumenti di semplificazione informatica, quale ad esempio il Portale Appaltatori Q81 WEB APP, che, come Studio Arcadia, utilizziamo, anche in forma outsuorcing, per conto di diverse stazioni committenti.
Lo strumento in questione, di natura modulare ed adattabile alla specifica organizzazione aziendale, presenta delle semplici interfacce multilingua, e consente agli appaltatori, in modo del tutto autonomo, di caricare la documentazione richiesta, seguendo un percorso semplice e guidato. Il sistema archivia, in modo sistematico, la documentazione e rende più agevole la verifica documentale a cura della committenza o del soggetto, anche esterno, incaricato.


Studio Arcadia (partner esperto di Q81 WEB APP) è disponibile per informazioni, approfondimenti e per la predisposizione gratuita di un progetto di outsourcing delle attività di verifica e controllo.

Studio Arcadia srl
Dott. Pablo Cinci

Documentazione di interesse:
Interpello n. 6/2009 – Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali;
D. Lgs. n. 72/2000.