Il modello di organizzazione, gestione e controllo è il fulcro della disciplina introdotta dal D. lgs. 231/2001, in quanto rappresenta uno scudo protettivo per l’ente rispetto alla responsabilità amministrativa derivante da reato. Il modello organizzativo, adottato ante factum, svolge una funzione preventiva, mentre se adottato post factum, il suddetto svolgerà una funzione prevalentemente riparatoria.

Infatti, il modello organizzativo adottato ed efficacemente attuato prima della commissione del reato presupposto, potrà esonerare l’ente dalla responsabilità amministrativa; diversamente, se adottato dopo il perfezionamento del reato presupposto, potrà comportare un’attenuazione della sanzione irrogata.

L’incarico di valutare l’efficace attuazione e l’idoneità del modello organizzativo compete al giudice penale, il quale compirà una verifica sulla sua conformità e adeguatezza rispetto allo scopo di prevenire reati. Anche se l’adozione e l’efficace attuazione del modello rappresentino una mera facoltà, esso è l’unico strumento che può consentire all’ente di sottrarsi alle sanzioni di cui al D. lgs. 231/01.

Occorre comunque segnalare, come non manchino pronunce della giurisprudenza di legittimità, per le quali l’omessa adozione del modello 231 sia sufficiente a rendere la società responsabile.

In particolare, la Suprema Corte, con la recente sentenza n. 31232 del 16 Luglio 2019, ha statuito come la mancanza di un modello organizzativo ai sensi del D. lgs. 231/2001 e, idoneo a prevenire il reato di abbandono di rifiuti commesso dai manager, renda la società responsabile.

Nel caso specifico, la Cassazione confermava il sequestro di un’area in Puglia dove erano stati rinvenuti, in rilevante quantità, rifiuti speciali non pericolosi, provenienti da attività di demolizione e non sottoposti ad alcun trattamento in violazione degli articoli 256 Dlgs 152/2006 e 452 quaterdecies c.p., la difesa non produceva alcuna prova che contestasse la ricostruzione dell’accusa e che potesse consentire di affermare come il materiale rinvenuto presso il cantiere fosse stato oggetto di trattamento.

Pertanto, veniva ritenuto esistente il fumus idoneo a legittimare il sequestro, che veniva così confermato.

Quindi, la responsabilità dei manager per il traffico organizzato di rifiuti, l’omessa adozione di un modello organizzativo idoneo a prevenire tale reato, con l’evidente vantaggio per la società derivante dalla commissione dell’illecito (consistente nel significativo risparmio di spesa per aver interrato rifiuti senza che venissero trattati), rendeva implicita anche la responsabilità amministrativa della società ai sensi dell’articolo 25 undecies del D. lgs 231/2001.

Legal Consultant

Avv. Annika Cinci