Tra gli obblighi del datore di lavoro rientra la redazione del DVR (documento di valutazione del rischio), il quale deve identificare i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori all’interno di un’azienda.

Ai sensi dell’art. 271 e 272 del D. Lgs. 81/08, il rischio biologico è compreso tra i sopradetti.

Pertanto, in questa fase emergenziale correlata alla diffusione inaspettata sul nostro territorio del nuovo COVID – 19, il tema dell’onere di aggiornamento della valutazione dei rischi biologici risulta sicuramente attuale.

Occorre soffermarsi sul concetto di rischio oggetto di valutazione dei rischi e del conseguente DVR.

In merito deve essere considerato tale, solo un rischio professionale e cioè, un rischio per la SSL a cui è esposto un lavoratore nell’espletamento della sua attività lavorativa, nella specifica mansione all’interno dell’organizzazione aziendale.

Il rischio biologico da COVID – 19 è certamente un rischio professionale, ma solo per coloro che, operando in una organizzazione aziendale, espletano una mansione determinante un incremento dell’entità del rischio, in questo contesto, si tratta di un rischio endogeno, ovvero che nasce dal tipo di mansione svolta in azienda.

Il COVID – 19, viceversa, non è un rischio professionale per coloro che, operando in un’organizzazione aziendale, espletano una mansione che non determina un innalzamento dell’entità del rischio.

In questo secondo caso, siamo di fronte a un rischio esogeno, il quale non nasce all’interno dell’organizzazione aziendale, non è prevenibile dal datore di lavoro e non è legato alla mansione espletata ed alla relativa attività lavorativa.

Pertanto, viste le circostanze non si ritiene giustificato l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi in relazione al rischio associato all’infezione da SARS-CoV-2, se non in ambienti di lavoro sanitario o socio-sanitario, o, comunque, qualora il rischio biologico sia un rischio di natura professionale, già presente nel contesto espositivo dell’azienda; piuttosto sarà sicuramente utile prevedere in collaborazione con il Servizio di Prevenzione e Protezione e con il Medico Competente, un piano di intervento o una procedura per la gestione delle seguenti eventualità:

  • Lavoratore con sintomatologia respiratoria, anche lieve, o lavoratore asintomatico che riferisce di essere stato nei 14 giorni precedenti a contatto stretto con un caso di COVID-19 che si presenta al lavoro;
  • Lavoratore che, inizialmente asintomatico, durante l’attività lavorativa sviluppa febbre e sintomi respiratori (tosse e difficoltà respiratoria);
  • Lavoratore asintomatico durante l’attività lavorativa che successivamente sviluppa febbre e sintomi respiratori (tosse e difficoltà respiratoria);
  • Lavoratore in procinto di recarsi all’estero in trasferta lavorativa;
  • Lavoratore in procinto di rientrare dall’estero da trasferta lavorativa;

 

In tale ambito, sarà senz’altro cura del datore di lavoro che agisca in scienza e coscienza l’adozione di provvedimenti tesi ad agevolare il rispetto e l’attuazione di tutte le indicazioni che l’autorità sanitaria abbia emanato (potenziamento del servizio di pulizia ed igienizzazione degli ambienti e delle superfici, dotazione di gel disinfettanti, promozione dello smartworking, mantenimento della distanza di sicurezza tra le postazioni di lavoro, ecc.).

Pertanto, nell’eventualità in cui il rischio biologico da COVID – 19, come sopra rappresentato, sia un rischio endogeno all’attività svolta in azienda, allora il datore di lavoro, in qualità di garante prevenzionistico, ai sensi degli artt. 271/272 D.L.gs. 81/08, si attiverà senza indugio al fine di aggiornare il relativo DVR.

Contrariamente, al manifestarsi della patologia in questione, riconducibile a tale omissione, il datore e l’RSPP potranno essere ritenuti responsabili così come da assodata Giurisprudenza.

Invece, nel caso in cui il rischio da COVID – 19 sia un rischio non professionale o esogeno all’attività aziendale, in caso di infortunio ad esso connesso, nessuna responsabilità sarà prevista a carico del datore e dell’RSPP poiché, data l’imprevedibilità del rischio, neanche di fronte ad un datore e ad un RSPP che abbiano agito con la diligenza richiesta, l’evento si sarebbe evitato.

Legal Consultant

Avv. Annika Cinci