Il Covid – 19 per molte aziende non rappresenta un rischio intrinseco all’attività lavorativa, neanche nella forma della mera connessione, essendo infatti un rischio generale sociale. In tal caso non è possibile connettere la tutela anti-Covid all’art. 28, comma 1 del D.Lgs. 81/08, il quale nell’indicare “l’oggetto della valutazione dei rischi” a cui è tenuto il datore di lavoro si riferisce semplicemente a “tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari…”, ma l’aggettivo “tutti” non deve essere interpretato in modo assoluto, bensì relativo ai soli rischi connessi all’attività lavorativa svolta.

Diversamente, in tutti i luoghi di lavoro nei quali, per il tipo di attività svolta, effettivamente si presenti uno specifico rischio professionale di infezione da agente biologico come nel caso delle corsie ospedaliere, delle RSA oltre alle attività equiparabili, la valutazione del rischio deve prevedere anche il rischio legato alla presenza, di agenti biologici ed al contagio da Covid-19 così come disposto dal Titolo X del TUS “Esposizione ad agenti biologici”.

Per tutte queste attività, il vaccino si configura come misura idonea ad evitare che il lavoratore contragga il virus e, conseguentemente, favorisca il contagio di altri soggetti, come i pazienti o i colleghi.

Pertanto, nel caso in cui il lavoratore rifiuti di vaccinarsi, potrà essere sottoposto, con le modalità previste, a visita a cura del medico competente per la verifica dell’idoneità relativa alla specifica mansione.

Ove il medico attesti la temporanea inidoneità alla mansione, il datore di lavoro sarà chiamato a valutare se l’attività svolta dal lavoratore possa essere gestita in modalità smart working, ovvero se, il lavoratore possa essere adibito ad altre mansioni per le quali non si renda necessaria l’idoneità lavorativa. Nel caso ciò non possa avvenire, sempre compatibilmente con le prescrizioni del medico competente, è ipotizzabile lo spostamento temporaneo del lavoratore ad un’altra unità lavorativa.

Nel caso in cui, le suddette strade non siano percorribili, in via generale, il datore di lavoro potrà in extrema ratio procedere con la sospensione del lavoratore. In questo caso il datore di lavoro non sarà tenuto nè a far accedere il dipendente sul posto di lavoro nè corrisponderne la retribuzione così come da Giurisprudenza maggioritaria (), in quanto trattasi di un allontanamento disposto dal medico competente.

La questione al momento è molto dibattuta e si è aperta la possibilità di mettere preliminarmente in ferie forzate il lavoratore.

La questio iuris è già stata affrontata dal Tribunale di Belluno, il quale nell’ultima ordinanza emanata a carico di alcuni dipendenti operanti presso due Rsa, si è espresso favorevolmente circa la suddetta possibilità.

In particolare, ai suddetti lavoratori, rifiutatasi di ricevere il vaccino anti-Covid, era stato inibito di accedere al luogo di lavoro ed erano stati collocati in ferie.

I dipendenti, rivolgendosi al Tribunale competente, hanno impugnato i provvedimenti, chiedendo di essere riammessi in servizio, ma il Tribunale di Belluno ha respinto il loro ricorso, affermando la legittimità e la doverosità del provvedimento delle Rsa di Belluno e Sedico.

La motivazione dell’ordinanza in questione si sviluppa intorno al dovere di sicurezza del datore di lavoro verso i propri dipendenti sancito dall’art. 2087 c.c., il quale dispone che “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”

Pertanto, il vaccino prevenendo un’evoluzione negativa della malattia è ritenta la misura più idonea a tutelare l’integrità fisica dei soggetti ai quali è somministrato.

Nel caso di specie, il Tribunale ha rilevato come, i ricorrenti siano impiegati in mansioni a contatto con persone esterne che accedono al luogo di lavoro, il suddetto ha rilevato inoltre, come il rischio di contrarre il Covid-19 sia direttamente connesso al tipo di professione esercitata dai lavoratori e, constatato in ultima istanza come, la tutela dell’integrità fisica del lavoratore sia un interesse preminente rispetto alla possibilità di decidere liberamente quando usufruire delle ferie.

Stante le considerazioni di cui sopra, il Tribunale di Belluno ha ritenuto che, il datore di lavoro, inibendo l’accesso sul luogo di lavoro dei dipendenti che pur potendolo fare non si sono vaccinati, ha agito nell’adempimento di un dovere.

Il Tribunale di Belluno non si è espresso sulla possibilità di sospendere il lavoratore inidoneo allo svolgimento della mansione per non essersi vaccinato, ma è chiaro che la questione si presenterà presto stante i giorni limitati di ferie.

Avv. Annika Cinci