La responsabilità del Datore di Lavoro e della struttura aziendale per reati di danno

Alla luce dell’emergenza epidemiologica da Covid 19, il Decreto Cura Italia introduce le “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19“.

In particolare, nel Titolo II del decreto, dall’articolo dal 19 al 48 sono indicate le misure a sostegno del lavoro.

Occorre soffermarsi sul dispositivo dell’art. 42 rubricato “Disposizioni Inail”, il quale recita le seguenti parole “In considerazione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, a decorrere dal 23 febbraio 2020 e sino al 1 giugno 2020, il decorso dei termini di decadenza relativi alle richieste di prestazioni erogate dall’INAIL è sospeso di diritto e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. Sono altresì sospesi, per il medesimo periodo e per le stesse prestazioni di cui al comma 1, i termini di prescrizione. Sono, infine, sospesi i termini di revisione della rendita su domanda del titolare, nonché su disposizione dell’Inail, previsti dall’articolo 83 del D.P.R. n.1124 del 1965 che scadano nel periodo indicato al comma 1. Detti termini riprendono a decorrere dalla fine del periodo di sospensione.

Nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni INAIL nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro. I predetti eventi infortunistici gravano sulla gestione assicurativa e non sono computati ai fini della determinazione dell’oscillazione del tasso medio per andamento infortunistico di cui agli articoli 19 e seguenti del Decreto Interministeriale 27 febbraio 2019. La presente disposizione si applica ai datori di lavoro pubblici e privati.”

I riferimenti ad “eventi infortunistici” di cui sopra possono ingenerare nel datore di lavoro dubbi circa la possibilità che, nel caso in cui la contrazione del virus avvenga in costanza di prestazione di lavoro, tale circostanza possa essere considerata quale infortunio sul lavoro, ingenerando quindi, la relativa responsabilità del datore ai sensi del D.lgs. 81/08.

Suddetta evenienza non è possibile poiché l’art. 42 D.l. 17/03/2020 e l’art. 18 D.lgs. 81/08 sono norme distinte tra le quali non sussiste alcun rapporto di specialità.

Il rapporto di specialità tra norme si configura nel caso in cui, due o più norme disciplinino uno stesso fatto generale, ma una di esse, nel suo dispositivo, sia maggiormente stringente in quanto contiene un elemento ulteriore e specializzante (cioè un elemento in più oppure un elemento che ne specifichi un altro già presente nella norma generale).

L’art. 42 indica come devono essere trattati sotto il punto di vista assicurativo gli operatori contagiati in occasione di lavoro, mentre il d.lgs. 81/08 individua gli oneri ai quali il datore di lavoro deve conformarsi, così da adempiere diligentemente alla sua posizione di garanzia.

Pertanto, le due norme si riferiscono a due questioni differenti e, tra di loro non può esserci rapporto di specialità.

Inoltre, al fine di ipotizzare che l’art. 42 individui la responsabilità, eventualmente anche penale, del datore di lavoro, occorrerebbe che la stessa locuzione “evento infortunistico” implicasse tale responsabilità e ciò contrasterebbe con il principio di tipicità della legge penale.

Nonostante quanto sopra, l’eventuale responsabilità penale del datore, in costanza di contagio da Covid19 sul luogo di lavoro, non è esclusa, ma semplicemente non è possibile fondarla sull’art. 42 D.L. 17/03/2020.

Tale responsabilità potrà basarsi sull’omessa o inesatta applicazione del “Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid 19 negli ambienti di lavoro” del 14 Marzo 2020.

Nel contesto speciale di pandemia, il Protocollo individua le misure straordinarie di tutela della salute dei lavoratori dipendenti e di quelli che operano in appalto, si tratta di regole cautelari che consentono di svolgere l’attività lavorativa in sicurezza, limitando il rischio di contagio.

Pertanto, il datore di lavoro, in qualità di garante dovrà adottare diligentemente le procedure necessarie all’adempimento del sopradetto protocollo; in caso contrario, al verificarsi di un contagio da Covid 19 sul luogo di lavoro, ascrivibile alla mancata adozione delle predette misure, con conseguenti lesioni o decesso dell’operatore, il datore potrà essere ritenuto responsabile per i reati di lesioni, omicidio colposo.

In tale ambito, laddove la condotta colposa risulti di particolare rilievo ai fini delle conseguenze concrete e/o potenziali, potrà anche essere ipotizzata, in astratto, la responsabilità per il reato ex articolo art. 452 – Delitti contro la salute pubblica – c.p.,  in relazione all’art. 438 – Epidemia – c.p. ove è disposto che Chiunque per colpa (l’evento si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline) cagiona una epidemia mediante la diffusione di germi patogeni, è punito con la reclusione da 3 a 12 anni (morte di più persone).

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Avv. Annika Cinci