La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 79 del 25 marzo 2020 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, riformula il trattamento sanzionatorio da applicare in conseguenza della violazione delle prescrizioni volte a contenere la diffusione del COVID – 19.

Fino al 25 marzo 2020, l’architrave del sistema sanzionatorio era costituito dal d.l. 23 Febbraio 2020 n. 6, il quale, all’art. 3 comma 4, sanzionava l’inosservanza delle misure limitative della libertà personale con le seguenti parole “salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”.

Tale disposizione creava una figura di reato autonoma rispetto a quella dell’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità di cui all’art. 650 c.p.

Infatti, la fattispecie coniata ad hoc, era interamente descritta nel d.l. n. 6/2020 e, riferendosi in modo specifico al mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al decreto, rinviava all’art. 650 c.p. solo quoad poenam e, quindi, a solo fine di individuare la sanzione.

L’art. 650 c.p. punisce, secondo giurisprudenza prevalente, l’inosservanza di provvedimenti individuali e concreti rivolti a persone determinate e non l’inosservanza di atti normativi generali, come quelli che vengono in rilievo nel caso di specie.

Inoltre l’art. 650 c.p. è, per sua natura, un reato bagatellare punito con le pene alternative dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino ad € 206,00 è, inoltre, una contravvenzione oblazionabile ai sensi dell’art. 162 bis c.p., quest’ultima disposizione consente la definizione del procedimento penale e l’estinzione del reato pagando € 103,00.

Pertanto, a fronte delle numerose violazioni riscontrate, l’autorità giudiziaria si sarebbe trovata alle prese con la gestione di innumerevoli fascicoli con grande dispendio di risorse ed energie a fronte di un eventuale ed irrisorio esito, consistente nel pagamento di € 103,00.

Inoltre, è da non sottovalutare la scarsa efficacia deterrente della pena di cui all’art. 650 c.p.

Il Governo è così tornato sui suoi passi e con il d.l. n. 19/2020, abrogativo del precedente d.l. n. 6/2020, ha abbandonato l’opzione penale.

Così, l’inosservanza delle misure di contenimento viene qualificata dal nuovo d.l. come illecito amministrativo, punibile sia a titolo di dolo che di colpa, con la sanzione amministrativa pecuniaria da 400 a 3000 €, raddoppiata in caso di reiterazione della “medesima disposizione”.

Il rimprovero dell’agente presuppone la conoscenza o quanto meno la conoscibilità della misura inosservata, cioè del provvedimento che la dispone.

La responsabilità è esclusa, ai sensi dell’art. 4 l. n. 689/1981, quando il fatto sia commesso per stato di necessità (per evitare il pericolo di un danno grave alla persona propria o altrui: ad es., per acquistare un farmaco o per soccorrere una persona in pericolo).

Eventualmente, la responsabilità sarà altresì esclusa per le cause di giustificazione di legittima difesa, adempimento di un dovere e per l’esercizio di una facoltà legittima: purché, doveri e facoltà siano invocabili nonostante le misure limitative adottate sulla base del decreto-legge in esame; sempre che, quelle stesse misure non limitino anche e proprio i doveri e le facoltà che diversamente potrebbero rilevare come cause di giustificazione del fatto.

È prevista una circostanza aggravante qualora il mancato rispetto delle misure di contenimento avvenga mediante l’utilizzo di un veicolo, la quale comporterà l’aumento delle sanzioni fino a un terzo, pertanto l’illecito potrà essere punito con la sanzione amministrativa pecuniaria fino ad € 4.000,00.

Infine, una nuova figura di reato è stata prevista per la prevenzione e la repressione di una condotta ben più grave, cioè della violazione del “divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus”.

In quest’ultimo caso, il legislatore ha comminato la sanzione all’art. 4 comma 7 del d.l. 19/2020, il quale rinvia all’art. 260 r.d. n. 1265/1934, inasprendone il trattamento sanzionatorio, fino a giungere a prevedere l’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5000 euro. La comminatoria delle pene congiunte dell’arresto e dell’ammenda esclude la possibilità dell’oblazione. Trattandosi di contravvenzione, potrà essere commessa con dolo o anche solo con colpa, il tentativo non sarà punibile, e la recidiva non sarà configurabile.

18 aprile 2020

Avv. Annika Cinci