Riviera Francia – Padova – Acciaierie Venete –

13 maggio 2018 cade una siviera

Due morti e due feriti

6 indagati

 

Dopo un anno e mezzo di indagine, questo, in estrema sintesi, è il risultato dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova.

Un’inchiesta che, apprendiamo dalla stampa, ha accertato “la violazione delle norme per la tutela della salute e della sicurezza in ambiente di lavoro”.

Premetto che, ai fini di questa modesta riflessione, le responsabilità, penali o morali, non interessano; richiede, invece, maggiore attenzione la dinamica incidentale.

Infatti, il rischio è quello di confinare l’evento nella famiglia, pur rispettabilissima, delle cadute di un qualsiasi carico movimentato da un apparecchio di sollevamento: dinamica incidentale, peraltro, non troppo originale.

Non è questo il caso.

La caduta di una siviera, colma di acciaio liquido, non è un comune incidente sul lavoro e le conseguenze possono essere disastrose, ma riassumiamo la dinamica.

Una siviera che trasporta acciaio liquido precipita a causa della rottura di un perno (secondo la ricostruzione ad oggi disponibile), e, cadendo, travolge alcuni operai che erano al lavoro, provocando la morte di due persone e ustionandone altre due.

Per intendersi la caduta di una siviera, può essere paragonata alla caduta di una gigantesca pentola colma di olio bollente, con un’unica rilevante differenza data dalla natura del materiale, alla sua densità e temperatura e, quindi, alla quantità di energia in gioco.

Solo per avere un’idea di massima:

  • L’olio, pur bollente, può arrivare alla temperatura di circa 160 – 180 °C.
  • L’acciaio fuso può avere una temperatura pari a circa 1400 – 1600 °C.

La caduta a terra di un carico di questa natura ha un effetto dirompente e distruttivo su tutto ciò che si trova nelle vicinanze, sia per la quantità, che per la proiezione del materiale fuso ovunque, che incendia tutto il combustibile con cui entra in contatto.

Ma, da bravi bimbi, proviamo ad applicare il ben noto metodo dei five why’s per l’analisi delle cause radice, ed iniziamo con la consueta prima domanda.

Perché sono morti due lavoratori e ve ne sono altri due gravemente infortunati?

Ed iniziamo a mettere in sequenza le risposte.

1)Per la gravità delle ustioni.

2)Per l’investimento da parte di una massa fusa ad alto contenuto energetico.

3)Perché si trovavano in una zona a rischio e per il cedimento di un elemento della catena di sollevamento

A questo punto ci dobbiamo fermare perché non avendo altri elementi certi sul caso, le nostre sarebbero soltanto ipotesi, ed ai fini di questa riflessione non sono necessarie.

Premetto, inoltre, che non approvo chi fa retorica su fatti così rilevanti e ritengo che eventi di questa natura debbano essere esaminati con serietà per capire, riflettere e, per quanto possibile, evitare che si ripetano.

Ed in questa direzione mi chiedo (e lo chiedo a tutti coloro che hanno esperienza di acciaieria e del mondo produttivo in generale), quante volte le distanze di sicurezza dai carichi in fase di sollevamento e trasporto non sono rispettate? Interveniamo ogni volta per richiamare chi non la rispetta?

Ci sentiamo coinvolti in prima persona su questo aspetto?

Non per il ruolo che rivestiamo, ma, semplicemente, in quanto esseri viventi, più o meno, pensanti.

Qual è la reale percezione che si ha, di un rischio così grave, dopo anni che vediamo siviere (o altri carichi di rilievo) in movimento nei nostri ambienti di lavoro, transitare vicino alla nostra posizione?

Quanto sono forti i meccanismi collettivi di sottovalutazione del rischio che tendono a svilupparsi nelle quotidiane dinamiche lavorative?

Ecco, credo che questo sia uno dei punti più rilevanti, non di questa tragedia, ma di numerose di esse.

Un elemento da non dimenticare mai, che ci da la misura di quanto ardua e faticosa è l’opera di chi è impegnato nelle attività di prevenzione.

Concludo con una frase che un collega anziano mi disse molti anni or sono: “L’impegno nella sicurezza del lavoro è un po’ come andare in bicicletta, non ti devi fermare mai, puoi accelerare o rallentare, ma se ti fermi cadrai a terra”.

Pedalate gente, pedalate.