Corte di Cassazione – Sezione Penale – Sentenza del 20 aprile 2017 n. 19030

Alla valutazione del rischio deve sempre seguire la puntuale individuazione delle misure precauzionali

Questo è il concetto espresso e ribadito dagli Ermellini nella sentenza n. 19030 del 20 aprile 2017.

La Corte di Cassazione ci offre alcune preziose indicazioni circa l’applicazione della normativa prevenzionistica ai sensi del D. Lgs. n. 81/2008, spiegando, così, come “ove i rischi siano stati tutti valutati ma ne sia scaturita una carente individuazione delle misure precauzionali, ancora può parlarsi di omissione della valutazione, perché essa non è costituita solo dal rilevamento e dall’analisi dei rischi ma anche dall’individuazione delle misure di prevenzione necessarie”.

Il caso che ci impegna, verificatosi in data 28 ottobre 2010, concerne l’incidente occorso ad un lavoratore, avente la mansione di vice capo reparto, durante un intervento manutentivo da lui svolto su di un macchinario (macchina cesoiatrice-tornitrice utilizzata per la rifilatura di bicchieri metallici).

Il lavoratore intervenuto, mantenendo la mano all’interno della zona di operatività dell’utensile, ha attivato erroneamente il movimento della contropunta discendente, che, colpendone la mano, determinava la subamputazione dell’apice del quarto dito.

Il legale rappresentante, ovvero il datore di lavoro, nei primi due gradi di giudizio, era stato riconosciuto penalmente responsabile per l’infortunio del suddetto; al datore di lavoro veniva rimproverata una condotta colposa ed, in particolare, l’omissione della valutazione del rischio relativo alla manutenzione del macchinario, nonché l’omissione relativa all’aggiornamento delle misure di prevenzione in riferimento al grado di evoluzione della tecnica ex art 2087 c.c..

Condotta quest’ultima che se perfezionata secondo le leges artis, sarebbe stata idonea ad evitare il verificarsi dell’evento lesivo, ovvero nel caso in cui l’infortunio si fosse ugualmente verificato, sarebbe stata tale da determinare l’esclusione della responsabilità del datore di lavoro; quest’ultimo avrebbe, infatti, potuto provare di aver avuto una condotta conforme e diligente.

Il ricorrente, di fronte agli Ermellini, ha invano tentato di dimostrare di aver eseguito una valutazione dei rischio e di aver individuato, seppur in modo parziale ed insufficiente, le misure preventive.

In tali circostanze, la Suprema Corte non ha potuto far altro che precisare come sia vero che l’omissione totale della valutazione del rischio e quella parziale, legata all’esame solo di alcuni fattori di pericolo, presentino un disvalore differente, ma la suddetta Corte ha, altresì ribadito, come la normativa prevenzionistica ponga a carico del datore, sia l’obbligo giuridico di analizzare ed individuare tutti i fattori di pericolo realmente presenti all’interno dell’azienda, sia l’obbligo di presidiarli adeguatamente con idonee misure di prevenzione e protezione.

In ultima analisi, emerge, dalla sentenza in esame, come una valutazione del rischio deficitaria integri una violazione degli obblighi gravanti sulla figura del datore di lavoro e, pertanto, perfezioni l’omissione giuridicamente rilevante e la conseguente responsabilità penale colposa.

Legal Consultant

Avv. Annika Cinci